Mariassunta Ciccone

Mariassunta Ciccone
38° ciclo - Tutor Prof. Paolo Borghi - Cotutor Prof. Vito Rubino

Email - mariassunta.ciccone@unife.it

Curriculum Vitae

Titolo tesi  - "Una “nuova” PAC, fra disaccoppiamento degli aiuti, emergenze climatiche e strategie dell’UE per la sostenibilità: i problemi giuridici posti dalle nuove esigenze di food security"

Abstract - L’agricoltura è un settore che risente fortemente degli effetti diretti del climate change e del global warming soprattutto in termini di vulnerabilità della produzione che si traduce in una costante minaccia alla sicurezza alimentare, o food security.

Tuttavia, nella valutazione delle misure da applicare deve essere evidenziata la posizione critica in cui risiede l’attività agricola essendo non solo principale risorsa produttiva, ma anche pienamente responsabile di una quota significativa di emissioni di gas serra.

Per tale ragione, la transizione verso strutture produttive all’insegna della sostenibilità quale modello operativo normativamente rilevante, non è solo un’ipotesi, ma una vera e propria scelta obbligata pur non escludendosi il timore che tale cambiamento possa condurre ad un contenimento delle rese produttive risultando, perciò, “controproducente” rispetto gli obiettivi prospettati.

Considerata la necessità e l’urgenza di attuare un sistema che riscopra e incentivi l’agricoltura come attività produttiva, l’attenzione si concentra sulla recente riforma della Politica Agricola Comune(PAC) 2023-2027 che va a stabilire un target crescente di ambizione ambientale predisponendo un sistema di interventi economici ritenuto adeguato a sostenere gli operatori del settore; tale finalità, non rappresenta una novità dal momento che, sin dalla sua originaria formulazione, l’art. 39 TFUE prevedeva che la PAC assicurasse un tenore di vita equo agli agricoltori.

Tuttavia, nonostante non abbia prodotto risultati soddisfacenti sotto il profilo della food security, la nuova PAC riconferma, con mere modifiche di forma, il sistema disaccoppiato a favore di un settore agricolo orientato verso il libero mercato introdotto con la riforma Mac Sharry (1992) e, ancor più decisamente, con la riforma Fischler (2003) per rispondere alla situazione creatasi a seguito del I Piano Mansholt (1962) che, imponendo prezzi politici garantiti e aiuti accoppiati alla produzione non ottenne solo il raggiungimento dell’ambita autosufficienza alimentare, ma anche l’accumulo di eccedenze.

 

Un intervento innovativo potrebbe risiedere proprio in un ritorno all’accoppiamento adottando un approccio flessibile che tenga conto tanto della valorizzazione dei vantaggi quanto della contestuale mitigazione delle esternalità negative superando, dunque, la concezione negativa quale misura distorsiva del mercato che ne è prevalsa.

L’attenzione è rivolta all’impatto sul sistema di aiuti economici disposti dalla PAC di un’eventuale rilettura dell’Accordo Agricolo (1995) negoziato durante l'Uruguay Round (1986-1994), e in specie alle sue clausole caratterizzate da maggiore “elasticità” al fine di contribuire alla risoluzione di situazioni di crisi quali l’insicurezza alimentare, specialmente nel breve periodo.

La reintroduzione degli aiuti accoppiati non è totalmente estranea all’art. 6.1 dell’Accordo Agricolo, il quale prevede misure esentate dagli obblighi di riduzione per incoraggiare lo sviluppo agricolo e rurale.

Da notare che l’Allegato II al par. 3 suggerisce la ricostruzione di uno stock di prodotti agricoli nell’ambito di programmi di sicurezza alimentare destinatari dell'aiuto pubblico (seppur a determinate condizioni) quale misura direttamente finalizzata a fronteggiare la minaccia della food insecurity.

Un possibile rinnovamento dell’apparato economico può essere anche individuato mediante le misure del II Pilastro; a tal riguardo, la nuova PAC destina già un tassello della progettata “architettura verde” ai c.d. impegni agroambientali finalizzati ad accrescere la competitività del settore agricolo e forestale valorizzandone la ristrutturazione, lo sviluppo e l’innovazione. Gli obiettivi principali sono perseguibili mediante un insieme di misure che gli Stati Membri, prima nei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) e poi all’interno del Piano Strategico Nazionale (PSN) possono adottare tra cui il trasferimento di conoscenze e l'innovazione nel settore agricolo e forestale, l'organizzazione della filiera agroalimentare e la gestione dei rischi; a ciò si aggiungono gli investimenti volti ad accrescere la resilienza e il valore ambientale degli ecosistemi forestali e il loro potenziale di mitigazione dei cambiamenti climatici con il conseguente ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e da eventi catastrofici.

L’investimento su ricerca e sviluppo specialmente in ambito di programmi ambientali assume una posizione di rilievo sia nell’Allegato II (par. 2) che fra le misure del II Pilastro appena menzionate. Tuttavia, pur riconoscendo la strategicità della innovazione scientifica e tecnologica, all’interno dell’UE permane un approccio precauzionale che ne impedisce la piena e vantaggiosa implementazione.